Day Lewis, moderno Achab in un mare di petrolio.

Torniamo a parlare di lui, Daniel Day Lewis, l’attore inglese (in verità irlandese di origine britannica) definito “più americano di tutti”. Notoriamente dotato di qualità camaleontiche, di attitudini da eremita. Lo ricorderete per aver vinto il premio oscar come migliore attore protagonista nel 1989 con Il mio piede sinistro di Jim Sheridan, o per aver lavorato ne L’ultimo di Moichani nel 1992 o con Scorsese in L’età dell’innocenza nel 1993.  E’ stato candidato all’oscar anche per Il Nome del padre, purtuttavia senza vincerlo. Di recente lo abbiamo visto in  Gangs of New York di Scorsese.  Durante le riprese del suo precedente film (The Ballad of Jack and Rose, Usa 2005), girato sulle coste canadesi della Nova Scotia, l’attore, per preparare questo ruolo, ha voluto vivere separato dalla moglie e dai figli, come dal resto della troupe. Chiuso e saparato, appunto, come un moderno eremita in un cottage ad alcuni chilometri di distanza dal set. Non ama rilasciare interviste, presentarsi al “grande pubblico” e sa apprezzare, evidentemente, le sfide.

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Torniamo a parlare di lui per il suo ultimo film, candidato al Golden Globe, e diretto da Paul Thomas Anderson e intitolato There will be blood, che uscirà nelle sale italiane il 15 Febbraio 2008. Film cupo, vischioso – lo hanno definito – come il petrolio che lo attraversa (ricordiamo, peraltro, che la resa italiana del titolo sarà appunto Il petroliere). Capitalismo e evangelismo sono le colonne portanti di un western, che il suo autore però, preferisce definire un horror alla Dracula. 

Daniel Day Lewis interpreta il protagonista Daniel Plainview, uomo dall’insaziabile destino, moderno capitano Achab. Dalla prima scena sotto terra, senza parole e in una situazione di luce scarsissima, potremmo ricavare la metafora del suo personaggio, che, chiuso in una miniera, sembra doverla scavare a forza con le sue unghie.

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Sapevate…chi c’è dietro “Il Miracolo di Sant’Anna”?

Quello che non riesco proprio a capire e forse potete aiutarmi voi, è perché quando si pubblicizza o si scrive un articolo su un nuovo film, non si parla mai o quasi, di tutto quello che lo circonda.

“Il miracolo di Sant’Anna” è il nuovo film di Spike Lee, ripreso dal libro di James McBride, racconta, le vicende di quattro soldati neri americani appartenenti ad un plotone composto prevalentemente da militari di colore. Le riprese del film che ora sono arrivate al termine, sono iniziate in Toscana per concludersi negli studi cinematografici di Cinecittà.Tanti sono gli articoli che raccontano la storia del film e tanti altri ci informano del suo cast. Sono ancor più certa che una volta uscito nelle sale cinematografiche, le interviste, i commenti e le recensioni si focalizzeranno sul regista, sugli attori e magari sui nomi più importanti, quali costumisti, parrucchieri, primo aiuto; ma sarà difficile che qualcuno faccia anche solo il nome di una comparsa.

C’è un mondo dietro la cinematografia e ancor di più dietro un film di questa portata. Esiste il “Crowd Marshall”, ma soprattutto esistono le sue assistenti; esiste il “generico” o meglio definito come comparsa. Ecco io voglio raccontarvi cosa accade esattamente nella giornata tipica di queste persone. Prendiamo per esempio, l’assistente di un capogruppo, o “Crowd Marshall”. Le riprese normalmente, se non è uno “split day” e quindi un cambio di orario, iniziano tra le sei e le sette del mattino. Esiste la “convocazione”, il che significa che se l’assistente del regista o meglio “primo aiuto” chiede duecento comparse pronte per girare sul set per le sette di mattina, l’assistente del capogruppo deve essere lì pronta molte ore prima. Vi chiederete perché? E’ questo che voglio spiegarvi. Il lavoro dell’assistente consiste nel preparare le comparse fisicamente, quindi assicurarsi che siano truccate, vestite e pettinate in tempo, ed anche burocraticamente, quindi far firmare liberatorie e dichiarazioni per l’immagine. Allora la giornata tipica di un’assistente inizia all’incirca alle quattro e trenta del mattino. È la prima ad arrivare e l’ultima ad andare via. Arriva prima del suo capo, dei generici ma soprattutto della “crew”. Verso le cinque arrivano le comparse, magari duecento che devono firmare fogli su fogli per poi presentarsi in tempo alla preparazione fisica. Una volta che si sarà accertata o accertato che tutte le comparse siano pronte ed abbiano firmato tutti i fogli necessari per la loro e propria tutela, potrà andare in ufficio per cominciare la preparazione del giorno seguente pur continuando a controllare che i suoi generici non abbiano bisogna di nulla durante questa dura giornata.

La chiave di un buon lavoro è proprio quella di avere più collaboratori per organizzare tutto nel minor tempo possibile. Allora vi chiedo: sapevate dell’esistenza di queste persone che ogni giorno si alzano alle quattro del mattino e vanno a letto alle undici di sera per assicurarsi che le riprese e la preparazione siano perfette?

American Pie: Beta House

Foto American Pie Beta Home

 

Uscirà a breve (si parla di dicembre-gennaio), ma soltanto in DVD, il sesto capitolo di American Pie, sempre più incentrato sul binomio alcool-sesso e sempre meno sulla storia.

Bastano due righe per raccontarvi tutto, ma non preoccupatevi perché, guardando quei 100 minuti di film, non presterete attenzione alla trama quanto piuttosto all’infinità di giovani ragazze nude o quasi, che riempiono dall’inizio alla fine il film.

La storia è presto detta: all’università del Michigan va in scena uno degli scontri più antichi del mondo, quello fra gli studenti scapestrati e i secchioni. Unica variante? I secchioni dominano l’intera università, hanno le ragazze più belle e non hanno intenzione di cedere il potere a nessuno. Sarà compito del clan Stifler, appartenente alle confraternita Beta House sconvolgere le stabili gerarchie universitarie. La domanda sorge spontanea: che centra American Pie? Ebbene, se non vi basta la location giovanile e piena di feste, se non vi bastano tette e culi, vi posso dire che in questo episodio raddoppiano gli Stifler(oltre a John White, che impersona Erik, torna pure Steve Talley nella parte di Dwight), per colmare l’ormai nota mancanza dello Stifler originale. Per chi non conoscesse il personaggio appena citato consiglierei di vedersi gli altri episodi della saga perché si sa, le copie o in questo caso le coppie non valgono mai quanto l’originale. Scarso anche l’apporto di Eugene Levy, che interpreta la parte ormai storica di Noah Levenstein, non per la sua recitazione, che non cambia di una virgola rispetto al primo episodio della serie datato 1999, quanto per il poco spazio che gli è stato ritagliato.

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I 13 di Ocean questa volta non ruberanno

Il 13 dicembre George Clooney sara’ il padrino dell’inaugurazione del nuovo negozio romano di Belstaff.ai200708belstaff61.jpg


La nota casa di moda non è nuova a queste sinergie con il mondo del cinema, la ricordiamo, infatti, come fornitrice dei suoi tipici capi di abbigliamento ai protagonisti di The Aviator” , “La Guerra dei mondi e Four Brothers“. In questo caso però moda e spettacolo si uniscono per scopi squisitamente umanitari. Belstaff infatti presenterà una collezione specifica la cui vendita andrà a sostegno del Darfur dove, da tempo, è in corso un violentissimo conflitto interno fra gruppi armati locali e milizie filo-governative che, Secondo l’ Organizzazione Mondiale della Sanità , ha causato, da marzo 2003, la morte di circa settantamila persone e ha ridotto più di un milione e ottocentomila persone allo stato di profughi.

Quella di Roma sarà una ulteriore iniziativa promossa in sinergia da Belstaff e dalla fondazione Not on our watch” e segue la prima ufficiale della stessa collezione, tenutasi a Cannes in occasione del Festival del Cinema e riproposta poi il 24 maggio durante l’after party della premiere mondiale di Ocean’s 13, replicata il 7 giugno negli Stati Uniti, in occasione della premiere americana del film ed a Giugno, a Milano, nel corso della sfilata Belstaff Collezione Uomo PE 2008.

La scelta di Clooney nonché delle locations di queste iniziative non è casuale, dato che l’associazione umanitaria “Not on our watch” è stata creata proprio da Jerry Weintraub, produttore di Ocean’s 13, e dalle star del film : George Clooney, Brad Pitt, Matt Damon e Don Cheadle, con lo scopo di sensibilizzare l’attenzione di governi e opinione pubblica sui crimini contro l’umanità e di promuovere azioni di sostegno economico alle cordate umanitarie che operano nei paesi critici e che, negli ultimi mesi, ha concentrato la propria attività in modo particolare sulla crisi nel Darfur trovando da subito, nel marchio Belstaff, uno sponsor privilegiato.

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Detto della notizia, sarebbero forse necessarie alcune considerazioni su quanto, tale spirito umanitario, sia autentico e libero da strategie commerciali ma forse tale discussione finirebbe con l’essere del tutto inutile di fronte alla realtà di un mondo dove capitalismo e profitto sembrano ormai sovrastare ogni altra forma di idealismo, e dove, comunque, devastanti calamità, non solo naturali ma sempre più spesso causate dagli interessi economici e dalla violenza che ne consegue, flagellano costantemente milioni di esseri umani. Una serie spaventosa ed infinita di vittime per la cui disperata necessità di aiuti è certamente giustificato non perdersi in inutili disquisizioni socio-filosofiche accettando, comunque, ogni forma di aiuto, fosse pure inquinata da altri interessi meno nobili.

“Una moglie bellissima”: tra calendari, frutta e verdura, l’ultima brillante commedia di Leonardo Pieraccioni

Tra le proposte cinematografiche per questo Natale, arriva anche il nuovo attesissimo film di Leonardo Pieraccioni, scritto a quattro mani, ancora una volta con Giovanni Veronesi, dal titolo “Una moglie bellissima”. Guai però a giudicarlo la solita commedia natalizia; il regista toscano afferma infatti con forza che è solo una casualità il fatto che il suo ultimo lavoro esca proprio durante le festività. Parleremo del mio film natalizio quando girerò “Natale a Poggibonsi”, ha affermato ieri scherzosamente in conferenza stampa Pieraccioni. L’uscita del film, prodotto dalla “Medusa” è prevista per venerdì 14 dicembre; novità assoluta tra i protagonisti l’ex reclusa de “Il Grande fratello”, la mora Laura Torrisi, selezionata da Pieraccioni, dopo aver effettuato ben 150 provini. Il comico, infatti, afferma di averla scelta, dopo averla vista sulla copertina di una famosa rivista e continua dicendo: l’ho presa nonostante il marchio d’infamia della provenienza da un reality! La trama s’incentra su una coppia di fruttivendoli, Mariano(Pieraccioni), e Miranda (Laura Torrisi), felici nel condurre la loro tranquilla vita di paese, fin quando alla bella moglie non arriva l’allettante proposta di fare un calendario, da parte di un fotografo, interpretato, per la gioia di milioni di fans femminili, dal bellissimo Gabriel Garko. La povera Miranda e il malcapitato consorte finiranno per essere travolti dall’onda anomala della ribalta e soprattutto dalla vita mondana ad essa connessa. Il riferimento a Vallettopoli, e agli sconcertanti retroscena del mondo dello spettacolo, sembra abbastanza palese, anche se ovviamente ogni legame viene a priori negato dallo stesso Pieraccioni. Ciò che invece non nega affatto è l’elogio che emerge spontaneamente della vita di provincia, che il regista toscano ammette di preferire assolutamente rispetto alla caotica vita di città. Non poteva mancare all’interno del cast la solita vecchia truppa di comici, già presenti nelle precedenti commedie “pieraccioniane”, quali Rocco Papaleo e l’insostituibile Massimo Ceccherini, nei panni di due alquanto improvvisati attori di musical, diretti da un regista d’occasione ovvero Francesco Guccini. Da non dimenticare Tony Sperandeo, nel ruolo di un sacerdote in piena crisi. A chi gli chiede se abbia paura della concorrenza degli altri film in uscita, Pieraccioni risponde: temo le Winx , ma se potessi le farei fare prigioniere da Ceccherini… quelle farfallacce… E allora tutti dritti al cinema, e buon divertimento!!!
Beniamina Callipari