Lo Stato Sociale

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LO stato sociale, questo sconosciuto..o meglio il WELFARE state.. per alzata di mano, ditemi quante volte avete sentito nominare questa parola,e sempre per alzata di mano ditemi bene cosa vuol dire..

Nozioni di storia: La cittadinanza è nata come risposta dello Stato a richieste di diritti da parte degli individui e..il welfare state nasce per la salvaguardia di quei diritti, e per permettere benessere sociale e colmare le disuguaglianze strutturali..per inteso voi avete il mio stesso diritto di farvi curare in ospedale e di ricevere pensione in caso di disabilità.

Ma se in barba al funzionalismo,dovremmo godere dei diritti universali, perchè ci troviamo in situazioni di forte disuguaglianza………………e soprattutto perchè Lapo Elkann gira col mercedes ed io no?(e forse neanche voi)

Volevo solo aggiungere che la foto di inizio articolo non sarebbe stata quella che vi appare se qualcuno non  avesse gentilmente “moderato”la mia prima scelta..Forse qualche articolo di denuncia sociale non è troppo di moda.Beh ma la moda non inizia se qualche deviato non dà l’input.(Perchè come erano considerati i pirati che portavano gli orecchini?)

Enzo Castaldi

Così parlò Zapatero

Viva Zapatero

Lui lo aveva detto. Aveva correttamente annunciato ogni cosa. Anzi, ci era andato largo con i tempi. E ora, l’Italia deve fare i conti con l’annunciato sorpasso.

Il leader del PSOE, il Partito Socialista degli Operai Spagnoli (Partido Socialdemocratico de los Obreros Espanoles) José Luis Rodriguez Zapatero ci aveva dunque scommesso.

A settembre dell’anno scorso aveva annunciato che la Spagna avrebbe superato Italia e – già che c’era – anche la Germania, in termini di Pil assoluto, nell’arco di quattro anni. Il leader non parla a caso: il Pil del suo Paese, infatti, cresce a un ritmo doppio rispetto a quello italiano. Semplicemente. E l’Eurostat, l’Istituto Europeo di Statistica, ha prontamente testimoniato: certificando, dati alla mano, l’accelerazione della Spagna nella classifica del Pil pro-capite. I cugini iberici scavalcano, dunque, le nostre tribolate casse in termini di potere d’acquisto. Semplicemente: se la media europea è 100, il Pil pro capite in Italia decresce vistosamente negli ultimi tre anni. 103 nel 2006, 105 nel 2005 e 107 nel lontano 2004. La Spagna, invece, segue un trend opposto: 105 per il 2006, mentre nel 2004 era appena sopra la media, con 101. Numeri che ci fanno fare, eufemisticamente, una figuraccia.

Il Lussemburgo, dal canto suo, è sempre lì: vanta un Pil pro-capite pari a 280, cresciuto rispetto agli anni precedenti – nel 2004 si assestava a “solo” 254. E’ il capolista. Trend negativo anche per i tedeschi, prossima sfida e soglia della corsa di Zapatero alla crescita dell’economia in ambito europeo: passa dal valore di 117 del 2004 a quello di 114 del 2006. anche la Gran Bretagna è in ribasso, passando a 118 quando tre anni fa si assestava su una media di 122. La Francia non si schioda dal suo 111, che le assicura di essere di un filo sopra la media degli Stati che hanno adottato l’euro (110 per il 2006).

Zapatero lo aveva detto, ma anche il New York Times. Paese triste? Declino? L’Italia è al nono posto, dopo India e Russia, nella classifica stilata dalla Banca Mondiale, del potere d’acquisto di 146 paesi nel mondo, in base a Pil, tasso di cambio e inflazione.

In fondo, in Spagna il clima non è affatto male per pianificare un bel trasloco.

Se il turismo è tutto quel che ci rimane…

Colonne San Lorenzo Milano

Dopo le infinite, annose questioni sul lancio dell’Italia e delle sue beltà culturali all’estero, dopo il sostanziale fallimento del portale italia.it, con tutti gli investimenti annessi e connessi fagocitati dalla non realizzazione, notizie confortanti arrivano dai numeri.

Italia crocevia di cultura. L’italiano medio, forse, non l’ha mai capito abbastanza. Ma il 2007 si chiude, finalmente, in positivo per l’industria del turismo del Bel Paese. Il bilancio è migliorato, e si potrebbe addirittura azzardare una speranza nell’assestamento della mentalità imprenditoriale nostrana. Il bilancio quindi, rispetto al 2006, è in aumento. Così come stanno crescendo il grado di fedeltà da parte degli stranieri in visita, la loro disponibilità a spendere e il loro numero.

Confortanti i numeri dell’Ufficio Italiano Cambi, l’ente pubblico, strumentale della Banca d’Italia, che svolge compiti di statistiche di bilancia dei pagamenti, di gestione delle riserve valutarie, di prevenzione e contrasto del riciclaggio dei proventi di reato. Secondo l’Uic, tra gennaio e settembre, gli stranieri in vacanza in Italia hanno sborsato più di 25 milioni. Un aumento percentuale del 1,7% rispetto allo scorso anno. Gli arrivi aumentano del 4,7% – 20 milioni e 558 mila in più. I pernottamenti passano a +0,8%.

L’Italia deve, e speriamo che lo capisca, puntare sulla sua forza, apprezzata all’estero e unica nel mondo: la città d’arte. Base concettuale non ancora sufficientemente assestatasi nel nostro turismo.

Secondo l’ENIT, l’Agenzia Nazionale del Turismo, i voli low cost aprono ad un mercato ancora tutto da sfruttare: l’Italia, insieme alla vicina Spagna, ne è diventata il mercato principale.

“Questo segnale importante per il nostro Paese – sottolinea il Presidente dell’ENIT-Agenzia, Umberto Paolucci – trova riscontro nella nostra indagine previsionale condotta dagli Uffici all’estero presso gli operatori della domanda organizzata, in prossimità delle feste natalizie, per percepire la dinamica dei mercati verso la destinazione Italia. Dalla Germania abbiamo forti segnali di fedeltà all’Italia: le previsioni per il 2007-08 indicano una crescita del turismo intermediato e le famiglie segnalano per l’Italia una stagione di stabilità, con punte di eccellenza per il Lago di Garda e, più in generale, per i Laghi del Nord, affiancati dalla costa veneta. Il prodotto città d’arte rappresenta una carta vincente del nostro Paese, che riscuote un crescente successo in virtù dei numerosi collegamenti aerei low cost, per i quali l’Italia rappresenta ormai il mercato principale, insieme alla Spagna”.

Alla conquista della Gallia. Le presenze francesi aumenteranno, si prevede, del 5% nel 2008. mentre per queste festività così malandate, minacciate, bistrattate, si prospetta lo strapotere delle destinazioni di campagna di alta qualità. Agriturismi et similia, tra le colline della Toscana e senza dimenticare Emilia Romagna e Piemonte. Gli anglosassoni sembrano, dal canto loro, essere attratti dal concetto di ecosostenibilità e di “verde”. L’Italia meta ambita anche degli ungheresi, e perché no, della Repubblica Ceca, dalla quale si prevede un aumento di presenze del 15-20%.

E l’Italia? Dovrebbe solo imparare ad utilizzare e non maltrattare quello che, bontà degli avi di ogni tempo, ha.

Una finanziaria da 70 milioni di euro in più

Dopo una fumata nera nella giornata di martedì ecco finalmente arrivato l’accordo con gli autotrasportatori. Nel pomeriggio di ieri (mercoledì 12 dicembre n.d.r.), con un vertice a Palazzo Chigi, il governo è riuscito a trovare un punto di incontro con i rappresentanti degli autotrasporti, che da domenica protestano contro la politica dei prezzi dei carburanti la quale, a loro parere, è troppo svantaggiosa rispetto a quella di molti paesi dell’est europeo.

Soddisfatto per la risoluzione della situazione è sicuramente il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, che ha espresso

apprezzamento per il senso responsabilità che alla fine ha prevalso

autorizzando inoltre, in data domenica 16 dicembre, la circolazione degli autocarri fuori dai centri abitati di massa superiore alle 7,5 tonnellate, al fine di agevolare il ripristino di carburanti e alimentari. Più neutri nei loro commenti le confederazioni dei trasporti (Cna Fita e Confartigianato Trasporti) che dalla loro hanno replicato:

giudicheremo l’operato del governo sulla base del mantenimento degli impegni assunti nei confronti della categoria

Con una proposta di 12 punti, il governo, oltre a richiedere l’immediato blocco dello sciopero degli autotrasportatori, ha attivato delle misure che permetteranno sia di ammortizzare il prezzo del petrolio sia di evitare il così detto dumping(ovvero la vendita all’esportazione di un prodotto ad un prezzo inferiore al suo valore normale).

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