90° minuto e l’Italia che non c’è più

paolovalenti3.jpg” Amici sportivi, buon pomeriggio “

la voce di Paolo Valenti, alle 18.00 di ogni domenica, annunciava l’inizio di un appuntamento imperdibile per milioni di italiani in trepidante attesa.

Erano gli anni della lira nel portafoglio, della neonata tv a colori, del computer per pochi eletti. Erano gli anni in cui la domenica pomeriggio l’Italia intera si fermava per un’ora, si accomodava in poltrona e riviveva il pomeriggio calcistico nelle immagini di 90° minuto. Erano gli anni di Maradona re di Napoli e di Platinì, gli anni di 2 stranieri per squadra…… Gli anni di Pertini Presidente della Repubblica che soffre e spera dalla tribuna per le sorti sportive della sua nazione. Quando indossare la maglia azzurra era un privilegio prima che un impegno…

Dov’è finita quella voce familiare? Dove sono i nuovi Necco, Bubba, Tonino Carino?

Maradona è impegnato in altre battaglie e Platinì si mette in mostra a livello internazionale, ma stavolta usando la lingua più che i piedi. La Rai ha perso i diritti televisivi per le immagini in chiaro della serie A e la chiamata in Nazionale somiglia sempre più alla chiamata alle armi… Ora ci sono le pay-tv, le immagini portate in tempo reale nel salotto di casa, che sembra quasi di essere in tribuna. Ci sono le telecamere in ogni angolo di campo a mostrarci persino i brufoli più nascosti dei protagonisti. Ed i calciatori sempre più vip e sempre meno professionisti. Tutti belli, telegenici, facce da copertina…

Nostalgia per la fotografia di un’Italia che resta stampata sui negativi di un rullino sbiadito…

Ora ci sono le fotocamere digitali con la memoria che si può cancellare e sovrascrivere.

Eppure ancora si muore di calcio…

Troppi calciatori stranieri, fine di un’ identita’ nazionale?

Alla fine, anche Joseph Blatter lo ha dovuto ammettere: “Serve un limite agli stranieri“.

Dopo aver assistito all’ultima partita tra Juventus ed Inter (nelle cui file non vi era alcun giocatore italiano e solo 3 comunitari), il n.1 della Fifa si è finalmente convinto che sono necessarie nuove regole per ridare spazio ai calciatori locali, limitando il numero di stranieri per squadra ad un massimo di 5.Joseph Blatter

Questa invasione di calciatori, prelevati a basso costo dai 5 continenti su segnalazione di sedicenti talent-scout, sicuramente non ha giovato alla crescita ed alla maturazione calcistica dei nostri giovani provenienti dai vivai; infatti, spesso e malvolentieri, questi ultimi sono stati “parcheggiati” in categorie inferiori per far spazio a presunti fenomeni dal nome ad effetto.

Effettivamente, se andiamo ad analizzare i risultati della nostra Nazionale Under 21, squadra maggiormente penalizzata da questa situazione, possiamo notare che, dopo un predominio che ci ha visto vincere per 3 edizioni consecutive l’Europeo di categoria, dal 1996 in poi (casualmente l’anno della famosa sentenza Bosman, grazie alla quale caddero i limiti al tesseramento di stranieri) ci sono state solo 2 affermazioni, con i commissari tecnici in crescente difficoltà nel convocare giocatori perennemente in panchina nei rispettivi club.

Il campionato italiano è passato da essere “il più bello del mondo“, quando c’erano 2 stranieri per squadra e si chiamavano Maradona e Careca, Falcao e Cerezo, Gullit e Van Basten, Platini e Boniek, a il “più difficile del mondo”, avendo importato sempre meno qualità e troppa quantità. Non è certo un caso se giovani di belle speranze come Giuseppe Rossi, Pellè e Bianchi, oppure calciatori affermati come Toni, Grosso, Maresca, sono andati a giocare fuori dall’Italia.

Speriamo che a queste parole di Blatter seguano dei fatti concreti e che finalmente i vari campionati, quello italiano così come quelli esteri, possano riscoprire la propria identità nazionale.