I 13 di Ocean questa volta non ruberanno

Il 13 dicembre George Clooney sara’ il padrino dell’inaugurazione del nuovo negozio romano di Belstaff.ai200708belstaff61.jpg


La nota casa di moda non è nuova a queste sinergie con il mondo del cinema, la ricordiamo, infatti, come fornitrice dei suoi tipici capi di abbigliamento ai protagonisti di The Aviator” , “La Guerra dei mondi e Four Brothers“. In questo caso però moda e spettacolo si uniscono per scopi squisitamente umanitari. Belstaff infatti presenterà una collezione specifica la cui vendita andrà a sostegno del Darfur dove, da tempo, è in corso un violentissimo conflitto interno fra gruppi armati locali e milizie filo-governative che, Secondo l’ Organizzazione Mondiale della Sanità , ha causato, da marzo 2003, la morte di circa settantamila persone e ha ridotto più di un milione e ottocentomila persone allo stato di profughi.

Quella di Roma sarà una ulteriore iniziativa promossa in sinergia da Belstaff e dalla fondazione Not on our watch” e segue la prima ufficiale della stessa collezione, tenutasi a Cannes in occasione del Festival del Cinema e riproposta poi il 24 maggio durante l’after party della premiere mondiale di Ocean’s 13, replicata il 7 giugno negli Stati Uniti, in occasione della premiere americana del film ed a Giugno, a Milano, nel corso della sfilata Belstaff Collezione Uomo PE 2008.

La scelta di Clooney nonché delle locations di queste iniziative non è casuale, dato che l’associazione umanitaria “Not on our watch” è stata creata proprio da Jerry Weintraub, produttore di Ocean’s 13, e dalle star del film : George Clooney, Brad Pitt, Matt Damon e Don Cheadle, con lo scopo di sensibilizzare l’attenzione di governi e opinione pubblica sui crimini contro l’umanità e di promuovere azioni di sostegno economico alle cordate umanitarie che operano nei paesi critici e che, negli ultimi mesi, ha concentrato la propria attività in modo particolare sulla crisi nel Darfur trovando da subito, nel marchio Belstaff, uno sponsor privilegiato.

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Detto della notizia, sarebbero forse necessarie alcune considerazioni su quanto, tale spirito umanitario, sia autentico e libero da strategie commerciali ma forse tale discussione finirebbe con l’essere del tutto inutile di fronte alla realtà di un mondo dove capitalismo e profitto sembrano ormai sovrastare ogni altra forma di idealismo, e dove, comunque, devastanti calamità, non solo naturali ma sempre più spesso causate dagli interessi economici e dalla violenza che ne consegue, flagellano costantemente milioni di esseri umani. Una serie spaventosa ed infinita di vittime per la cui disperata necessità di aiuti è certamente giustificato non perdersi in inutili disquisizioni socio-filosofiche accettando, comunque, ogni forma di aiuto, fosse pure inquinata da altri interessi meno nobili.

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