Mille baci, nessun microbo.

Popolarmente si pensa che i baci possano essere un veicolo di scambio di malattie ma alcuni scienziati hanno scoperto che non è così: baciare non è pericoloso per un contagio, lo è invece, e questo pochi lo sapevamo, stringere la mano di chi salutiamo incontrandolo.

bacio demodè

Di recente pubblicazione uno studio congiunto di istituti americani e britannici, che fa il punto della situazione sull’igiene personale nei posti di lavoro e nella propria abitazione invece che nei tradizionali ambienti ospedalieri e sanitari: le mani non lavate sono quindi il media di trasporto di microbi, e lo sono in misura maggiore di un bacio; baciare una persona che ha una influenza in atto, ci pregiudica molto meno che stringerle la mano.

In caso di una epidemia di influenza infatti lavarsi bene le mani è la prima e più importante barriera contro un contagio.

Una buona igiene personale impedisce il diffondersi di una patologia da un membro ad un altro membro di uno stesso nucleo abitativo. I germi si diffondono infatti nelle comunità attraverso gli amminoacidi presenti sulle nostre mani, quando ci tocchiamo mucose o gli occhi, e quando non ci detergiamo le manidopo aver toccato carne animale.

Interrompere la catena di diffusione dei microbi da una persona all’altra basta infatti lavarsi bene le mani: se possibile usare anche dei detergenti alcolici: questi detergenti vanno usati appunto in quegli ambiento dove non è possibile usare acqua con la stessa facilità.

Parlo appunto dei uffici citati prima come posto dove si può contrarre un’infezione microbica, per tramite delle mani, tra ciò che tocchiamo e i nostri recettori.

bacio

Quindi l’igiene è più che lavarsi semplicemente le mani: implica una pulizia profonda.

Anche il semplice sapone può essere un valido elemento per combattere i microbi.

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le nuove ricerche sui farmaci

medicine.jpgfarmaciI farmaci usati per curare malattie della memoria come il Morbo di Alzheimer sono una arma a doppio taglio, rivela una ricerca del Drug and Alchol Dependence, che parla di 7 milioni di Americani che hanno usato prescrizioni illegali di stimolanti; tra questi oltre un milione i teen-agers.

 

Ultimamente un farmaco noto con il nome di Ampakina è stato citato dalla rivista scientifica New Scientist today, che cita uno studio farmacologico avvenuto su persone che si sono private volontariamente del sonno: Maggiore era la quantità di questa molecola che veniva somministrata al paziente, e maggiore era lo stato di allerta che ne conseguiva.. Le performance cognitive miglioravano.Questi farmaci essendo capaci di trattare sintomi come quelli della narcolessia e dei disturbi cognitivi sono capaci di potenziare un cervello in condizioni normali, attraverso una iperstimolazione dei neurotrasmettitori che permettono la comunicazione tra le cellule nervose; è stato infatti scoperto che iperstimolando le cellule nervose rimaste sane si compensano i disturbi dell’Alzheimer che causano la perdita progressiva della memoria.

Quando si è scoperto che questi farmaci agiscono sulla memoria è nato il problema etico:

è possibile, ma sopratutto è giustificabile cancellare i ricordi? Che conseguenze ne possono derivare? Una persona che abbia subito un tragico evento, come potrebbe reagire all’esperimento, si sono chiesti alla Università della California; le persone che vivono nella sfera sociale e affettiva del paziente a cui si rimuove parzialmente un ricordo fissato nella memoria, potrebbero in futuro accendere flash back mnemonici, attraverso la loro presenza e intereagendo con il paziente. Il paziente sarebbe quindi costretto a ricordare e non si conoscono ancora le possibili conseguenze di questo. Per questo motivo si discute su piano etnico: è giusto cancellare i ricordi? Gli studi sono tuttora in corso.

Il Presidente del Consiglio sulla Bioetica USA si è dichiarato contrario a questi esperimenti, ritenendoli eticamente scorretti. DI tutta altra opinione si è dichiarato l’istituto sanitario nazionale. I ricercatori medici di questa istituzione statunitense si è dichiarato propenso ad una sperimentazione del farmaco cancella-ricordi sull’uomo. I casi da trattare secondo lui sarebbe quelli dei reduci della guerra Irachena, per lenire i ricordi, spesso traumatici che hanno soffertoi militari di stanza in Iraq.